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“Lo Stato non è abbastanza presente”



“La verità è che qui lo Stato non è presente abbastanza”. Antonella Di Bartolo, preside dell’Istituto comprensivo Sperone-Pertini, 7 plessi dalla materna alle medie e 1.300 alunni, dopo l’ennesimo blitz antidroga nel quartiere che ha portato a 57 arresti, non usa giri di parole. “Non bastano le dichiarazioni d’intenti, i cortei e le giornate della legalità, che pure sono irrinunciabili – cube all’AdnKonos -, occorre fornire concretamente un’alternativa legale, far seguire alle parole i fatti e non delegare tutto alla scuola e alle forze dell’ordine”.

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Perché, è il ragionamento della dirigente da nove anni alla guida della scuola, “non possiamo pensare che un grave problema sociale qual è una periferia abbandonata con una presenza forte della criminalità possa essere relegato a un ‘affare’ del quartiere, della scuola e delle forze dell’ordine: è tutta la società che deve mettersi in discussione e interrogarsi su quali siano le azioni da mettere in campo”.

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L’operazione ‘Nemesi’ dei carabinieri della Compagnia di San Lorenzo ha consegnato lo spaccato di un’illegalità diffusa con intere famiglie dedite allo spaccio di droga come unica fonte di sostentamento, child pusher e donne pronte a prendere il posto di mariti e figli finiti in manette. “Uno state of affairs inedito – sottolinea Di Bartolo -. Da pochi anni le donne hanno assunto ruoli di rilievo dentro le organizzazioni criminali, uno spaccato che, però, rispecchia i cambiamenti della società”. Donne sempre più inserite nelle gerarchie criminali. “Un’occasione mancata”, sottolinea con amarezza la preside. “Ho sempre creduto nella capacità salvifica delle madri e vederle incapaci di indicare un percorso di legalità per i figli è il segno di un’ulteriore sconfitta. Probabilmente una presenza maggiore di servizi sociali, di sostegni alla maternità consapevole avrebbe potuto prevenire queste situazioni”. 

I nomi degli arrestati

Ma l’aspetto “più doloroso” per la combattiva preside dello Sperone è la presenza dei minori tra le fila degli spacciatori. “E’ un dato che interroga molto la scuola. Stamani, dopo il tam tam delle prime notizie, una professoressa ha dato voce a tutto il suo sconforto. ‘Allora, abbiamo fallito?’, mi ha detto. Le ho risposto con nettezza che è esattamente il contrario. Non dobbiamo cedere il passo allo scoramento. La presenza della scuola allo Sperone è necessaria e irrinunciabile, ma da sola non basta”. Così come non basta solo l’azione repressiva delle forze dell’ordine “in un quartiere senza servizi, lasciato per due mesi al buio dopo il furto di rame in due centraline, dove persino i marciapiedi non sono calpestabili, dove non ci sono luoghi di ritrovo per i bimbi, né educatori di strada, dove la sede dei servizi sociali è stata prima lasciata all’abbandono e all’incuria e adesso è luogo di spaccio e deposito di carcasse di auto e moto rubate. Uno scempio a cui i bambini assistono quotidianamente”.

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Così, accanto a un “presidio ancora più diffuso” delle forze dell’ordine, che “già fanno tanto”, ma che potrebbe “dissuadere da traffici illeciti e comportamenti illegali”, serve una “visione” e una “strategia”. “Quello che qui è evidentissimo – denuncia – è la mancanza di investimento da parte dello Stato. Non si creano occasioni di sviluppo sostenibile e legale per le tante persone perbene che abitano il quartiere. Se nasci in un tessuto sociale marcio senza un’alternativa di lavoro legale per te e per i tuoi figli è davvero difficile. Ecco quello che manca è un investimento sul territorio e senza non può esserci un vero contrasto alla criminalità organizzata”. Tanti di coloro che oggi sono finiti in manette portano cognomi ‘noti’. “Li conosciamo per essere stati nonni dei nostri ragazzi, genitori o nostri stessi alunni…”.

Lei la preside coraggio, che si definisce “un’inguaribile ottimista”, alla politica chiede concretezza. “Bisognerebbe che alle parole pronunciate dai rappresentanti istituzionali in momenti precisi seguano poi piccole e grandi azioni sul territorio, fatti concreti, che non mi pare di aver visto in tutti questi anni”. Dopo il lockdown lo Sperone si è risvegliato “malmesso come prima, esattamente come al punto di partenza. Adesso c’è questa grande opportunità del Pnrr, speriamo che all’acronimo non si debba aggiungere la ‘r’ di rassegnazione, ma quella di responsabilità. E’ necessario che queste risorse siano utilizzate per creare infrastrutture nel quartiere. Sa cosa chiedono i nostri bambini? Più pulizia, aree gioco e ‘il mare che non puzza’. Ecco, partiamo da qui, prendiamoci tutti carico dello Sperone, mettiamo da parte le belle frasi di circostanza e puntiamo a vere politiche di sviluppo. Altrimenti non sarà possibile nessun cambiamento e lo Stato perderà ancora una volta la sua credibilità”.

Fonte AdnKronos



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Written by bourbiza

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