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“Ormai non c’è più senso del pudore”




Di fronte alle polemiche e all’ampio dibattito sollevato in questi giorni dal libro di Ilda Boccassini, in cui il pm di punta della Procura di Milano, ormai in pensione, racconta anche di una presunta love story con Giovanni Falcone, Maria, la sorella del giudice ucciso a Capaci – con la moglie, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta – finora period rimasta in silenzio. Stamattina, invece, ritenendo “superato il limite” dopo aver letto un intervento satirico sulla vicenda, pubblicato dal quotidiano La Sicilia, ha però voluto dire la sua. E sono parole piene di amarezza, quelle pubblicate in una lettera al giornale, che si può leggere anche sul profilo Fb della Fondazione Falcone.


“Finora – scrive la sorella del giudice – ho preferito evitare commenti su una vicenda che mi ha molto amareggiata, ritenendo che il silenzio, di fronte a parole tanto inopportune, fosse la scelta più sensata. Quando, però, si supera il limite e si arriva, forse paradossalmente con fini opposti, a commenti inappropriati che scadono nella ridicolizzazione è, secondo me, impossibile non replicare”. 


Maria Falcone bacchetta indirettamente anche Boccassini che, come molti hanno sostenuto, avrebbe forse fatto meglio a mantenere il riserbo su una questione così intima che, se c’è stata, period rimasta appunto sempre segreta: “Quel che allarma innanzitutto – afferma ancora Falcone – è che sembra si sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutto dei propri sentimenti (che si sostiene essere stati autentici), poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono più esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che,ne sono certa, avrebbero vissuto questa violazione del privato come un’offesa profonda”.




La sorella del giudice ricorda poi Falcone e la moglie come “due persone, che hanno fatto della compostezza e della riservatezza regole di vita e che sono state uccise per difendere la democrazia nel nostro Paese, come ridicoli protagonisti di un romanzetto di quart’ordine è vergognoso. In nome della libertà di espressione del pensiero – conclude – non si può calpestare la memoria di chi non c’è più e la sensibilità di chi è rimasto e ogni giorno deve confrontarsi con un dolore che non può passare”.









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Written by bourbiza

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