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Gualtieri e Michetti. Fatti per la città, non parole


Cosa dovrebbe fare il nuovo sindaco di Roma nei primi cento giorni di mandato per poter governare la Capitale? Ecco una sintetica to do listing delle cose da fare su dieci punti prioritari per far ripartire la macchina capitolina coerentemente con gli obiettivi che entrambi i candidati al ballottaggio hanno espresso

Chi vive la città si pone innanzitutto la domanda di chi tra i due contendenti sarà in grado di ricostruire la capability constructing della macchina amministrativa capitolina. La più grande P.A. d’Italia, cresciuta in modo ipertrofico, insieme alle sue aziende partecipate, negli anni passati senza un vero vantaggio per la città è i cittadini, tranne per il ruolo di ammortizzatore sociale che le assunzioni sono state in grado di generare. Una macchina del tutto inadeguata alle “sfide” della normalità del recente passato, immaginiamoci a quelle del futuro, quelle del Pnrr, della transizione digitale, dei grandi eventi alle porte a iniziare dal Giubileo del ‘25.

E tuto ciò quando mai come ora, si va in cerca del mondo perfetto che, in quanto story, non riusciamo mai lontanamente a perseguire. Basta pensare al recente concorso per dirigenti comunali dove davanti alla prima prova attitudinale, del tipo Gmat, anche i più bravi ed esperti funzionari hanno inesorabilmente alzato le mani, lasciando il posto a degli inutili esperti del generico, di enigmistica e di phrase sport. Mentre oggi tutti sappiamo che per amministrare ci vuole sì un buon direttore di orchestra ma anche soprattutto una buona orchestra. E di ciò, almeno dai programmi dichiarati, i due contendenti sembrano abbastanza consapevoli, rincorrendosi reciprocamente sui migliori modelli gestionali su cui è necessario riorganizzare gli uffici comunali.

Tuttavia sia Michetti che Gualtieri non sembrano voler svelare le loro idee fino in fondo, forse perché sanno che qualsiasi possibile cambiamento può determinare anche molto dissenso tra gli elettori romani. Eppure chi lavora quotidianamente con l’amministrazione capitolina, chi ha “le mani in pasta” con uffici, process e consuetudini, sa bene cosa dovrebbe essere fatto prescindendo dalle idee e dagli indirizzi politici dei due schieramenti contrapposti, almeno in molti dei settori di competenza comunale.

Come nel caso del governo del territorio, dell’urbanistica e delle opere pubbliche, settore in cui entrambi i candidati indicano all’unisono alcuni obiettivi comuni: sviluppo economico, rigenerazione e riqualificazione del territorio, rilancio dell’attività edilizia e immobiliare, tutela e miglioramento della bellezza della città, investimenti sulla manutenzione urbana, rafforzamento di trasporto pubblico, maggiori servizi e infrastrutture per cittadini.

Se il punto, largamente condiviso, è questo, cosa dovrebbe fare il nuovo sindaco nei primi cento giorni di mandato per poter perseguire tali obiettivi? Proviamo a dare noi dei suggerimenti, una sintetica to do listing delle cose da fare su dieci punti prioritari per far ripartire la macchina capitolina coerentemente con gli obiettivi che entrambi i candidati hanno espresso.

  1. Riorganizzazre gli uffici comunali e in particolare il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica rafforzandolo ma soprattutto completando la digitalizzazione delle process a partire dall’archivio tecnico attualmente disperso in varie sedi, addirittura fuori Roma, tra Pomezia e Nepi.
  2. Costituire un ufficio speciale dì administration urbano preposto alla manutenzione e riqualificazione della città pubblica, strade, giardini, parchi.
  3. Fare una sorta di verify up all’urbanistica romana (a oltre 13 anni dall’approvazione del nuovo Piano Regolatore) apporre poche ma significative modifiche alle norme tecniche del Piano rendendole più attuali e coerenti con le politiche di recupero e rigenerazione finalizzate e al contenimento del consumo di suolo.
  4. Redigere, dopo l’indispensabile attività di consultazione e confronto con la città, una Piano Strategico di Rigenerazione Urbana, in coerenza con la legislazione regionale, perseguendo l’obiettivo di ricostruire il prestigio internazionale di grande capitale europea che Roma ha perso da anni.
  5. Individuare i progetti strategici su cui far atterrare i fondi del PNRR e dei Grandi eventi, a iniziare da Giubileo del ‘25, sviluppando pochi ma significativi “progetti bandiera”, da realizzare in Partenariato Pubblico Privato, iniziative importanti per la città ma di rango internazionale, di alto livello culturale, in grado di attirare gli investitori internazionali.
  6. Promuovere e sviluppare la riqualificazione delle periferie anche attraverso un nuovo e moderno piano strategico per dare “nuove case ai romani”, sia di edilizia sociale che di social housing, a canone agevolato o a riscatto.
  7. Creare una Agenzia Urbanistica trasformando la società municipalizzata Risorse per Roma (eliminando le attività di progettazione in home e liberalizzando il mercato della progettazione a favore delle professioni) e riorganizzarla per promuovere, sviluppare e accompagnare, anche a favore degli investitori privati, i progetti strategici anche con forme di PPP e challenge financing.
  8. Rilanciare un programma di opere pubbliche di livello metropolitano, a partire dalle infrastrutture per la viabilità e il trasporto urbano, favorendo la loro realizzazione con il challenge financing.
  9. Ridurre drasticamente l’entità degli oneri urbanistici, che ora raggiungono percentuali del tutto irragionevoli, in modo da favorire lo sviluppo degli interventi di rigenerazione urbana.
  10. Promuovere un piano di city beautification, elevando la qualità e la bellezza di Roma, sia del patrimonio architettonico, che degli spazi pubblici e del verde, e riorganizzare in modo più efficace ed efficiente gli strumenti di controllo di qualità dei nuovo progetti urbani (Carta della qualità, CoQUE, Sovrintendenza capitolina).

 





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Written by bourbiza

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